Tempo e Luna

il primo romanzo dell'omonima trilogia di fantascienza

Descrizione

Un insolito fenomeno naturale nei cieli dell'Alaska e con esso una opportunità irripetibile nelle mani dell'uomo: vedere il proprio pianeta a distanza di mille anni. Le immagini svelano inaspettatamente un tremendo segreto ed ora, un unico tentativo è possibile per cambiare il destino dell'umanità. Il tempo trascende il suo significato, senza soluzione di continuo, ma il nostro futuro non è legato solo al tempo.

Tempo e Luna

Da alcuni anni nel cielo dell’Alaska si osservano ciclicamente insoliti fenomeni atmosferici. Assieme alle consuete aurore, nell’arco di alcune ore si aprono dei vortici che sembrano distorcere lo spazio e il tempo circostante. Gli scienziati della terra nel 2015 riescono a sfruttare l’immensa energia messa a disposizione da queste brecce del continuum per inviare attraverso il tempo, nel futuro, delle sonde di rilevazione. Una sonda, cortocircuitando un intero millennio, torna dall’anno 3015 mostrando le immagini di un pianeta senza vita.
Un pilota: Carren, viene addestrato e inviato in quel lontano futuro per cercare di capire se l’intera specie umana sarà destinata all’estinzione ed esplorare ogni possibile soluzione per evitare la fine dell’umanità.
Nel futuro lo attende qualcosa di terribile e inimmaginabile. L’ingresso imprudente in una centrale d’energia disgrega rapidamente la sua struttura molecolare e Carren, appena entrato in un pub per chiedere aiuto, vede cadere a pezzi il suo corpo come una gelatina senza consistenza. Fortuitamente i resti raccolti da una giovane donna: Luna, che lavorava come cameriera, vengono trasferiti in un grande centro specializzato e in seguito ad un complesso e costosissimo procedimento, l’entropizzazione gli scienziati del futuro ricreano la struttura biologica del pilota. Anche se il corpo di Carren è tornato perfettamente funzionante persiste inspiegabilmente uno stato di coma profondo. Solo l’amore e la perseveranza di Luna, riusciranno a far riaffiorare la sua coscienza, riportandolo in vita. L’umanità in quel tempo lontano comincia a delineare aspetti sempre più inquietanti, ma su tutto e sopra tutto incombe il terrore del nuovo inquinamento creato dall’avidità umana: il plasma, fonte inesauribile di energia ma flagello sociale. Un’esplosione energetica devastante sta per investire l’intero pianeta e sembra che la missione di Carren sia definitivamente fallita, ma, all’ultimo momento il sacrificio di un ricercatore: il professor Rivoli permette di proteggere Carren e Luna quando la terra viene investita dall’onda mortale. Questa volta è Carren a salvare la vita di Luna, caricandola sul dorso di un animale da laboratorio e allontanandosi velocemente dal centro ricerche che li aveva ospitati e protetti ma che ora stava per esplodere.

Acquista su Libreriauniversitaria.it

Recensione

Un bel caso di immaginazione scientifica quello di “Tempo e Luna”, primo romanzo edito del dott. Carlo Antonelli, medico specialista in Anestesia e Rianimazione ed esperto di terapia del dolore ed ipnosi, ma evidentemente anche curioso praticante di scienza e dintorni. Alaska, 2015: sono le coordinate di una discontinuità nell’ipersuperficie spazio-temporale che cortocircuita temporaneamente un intero millennio. Enigmatiche immagini olografiche di una catastrofe altrettanto remota vengono tramandate come antico documento nel presente venturo.
Un’astronave guidata da un computer neuronico, strumento esosomatico del suo passeggero, il dott. Carren, ne preserva il tempo biologico nel salto relativistico attraverso la breccia epocale. Siamo così nel 3015.
Un “mondo nuovo” metaglobalizzato ci appare, huxleyana metafora dei nostri errori. A dispetto delle conoscenze raggiunte sulle categorie psicologiche e sociologiche fondamentali, lo sviluppo tecnico asettico e demagogico vegeta in uno stagnante medioevo sociale.
Sono i soliti pochi appassionati a coltivare la ricerca, come il dottor Rivoli che spiega amabilmente i presupposti della vita umana a Luna, l’eroina controcorrente chiamata a salvare Carren dagli effetti dell’entropia con la forza dell’empatia.
Senza attività mentale si perde l’identità biologica: è il fremito emotivo del pensiero che permette la comunicazione funzionale tra le cellule altrimenti differenziate. Ma come stimolare questa attività in un corpo riportato all’ordine integrale, al minimo energetico della sua struttura?
Impossibile provocare l’anelito alla felicità: questo stato di equilibrio può essere semmai rievocato, per risonanza con l’onda teta che lo rappresenta. Occorre favorire la motivazione, offrendo in dono solidarietà e accoglienza: in una parola “famiglia”. L’accoglienza autentica, la disponibilità gratuita donano coerenza ai frammenti di sé restituiti dagli altri e fanno emergere la coscienza di sé, come uno specchio riflette l’immagine integra solo se privo di impurità.
Un romanzo piacevole che cattura, inducendo a sorvolare su alcuni brani non-sense per scoprirne i risvolti. Gratificanti i riferimenti che spaziano dalla fisica alla biologia, dalla filosofia alla psicologia. Un po’ fumettistici quelli alle celebrità del momento: ci piace pensare che ben prima di mille anni i lettori – che auspichiamo numerosi – si chiederanno con un certo imbarazzo: “ma chi è Leonardo di Caprio?”

Dr. Ing. DIVINA LAPPANO
Consultant fon Nokia Siemens Networks Via Monfalcone, 1
20092 Cinisello Balsamo (MI) Phone: +39 02 2437 9924
E-Mail: divina. lappano@fastwebnetit

La tartarughina acquatica

Dal romanzo Tempo e Luna: Luna racconta...

…I bambini riescono a capire quando la loro tartarughina soffre, quando ha freddo, quando vuole essere presa in mano, quando vuole essere grattata sulla pancia e appoggiata sul dorso a zampe all’aria sotto il sole. Hanno sperimentato di persona quali sono i cibi che le fanno male e condividono l’esperienza con altri coetanei: “Non dargli da mangiare la mollica di pane, perché muore!”. I bambini sono acuti osservatori, molto più degli adulti e seguono per la cura e la manutenzione delle tartarughine un procedimento rigorosamente statistico, selezionando via via le cose che devono essere o non devono essere fatte, contribuendo così alla selezione naturale del piccolo animale. Questo è il motivo per cui così spesso si sente un bambino che chiede: “Papà, mi compri una tartarughina acquatica !”, “Ma come? Te ne ho prese due appena ieri”. Naturalmente il bambino non può dire al papà che è morta, per cui lascia il cadaverino nell’acquario anche per molto tempo, dicendo che è andata in letargo.
Uno degli insegnamenti universali lasciati da questo animale è l’invito a trattenere gli impulsi aggressivi, moderando il comportamento o meglio evitandolo del tutto, invito che viene sinteticamente riassunto nella famosissima massima: cuocere nel proprio brodo.
In realtà la tartaruga figurava tra gli animali mitologici che popolavano il monte Olimpo, animale raffinato, dotato di astuzia, forza e coraggio da vendere (è diventata ricchissima). La sua sfortuna iniziò, quando, più per tacito assenso, si misurò in una gara di corsa contro Achille, essa ammonì il piè veloce che se avesse avuto un piccolo vantaggio lo avrebbe vinto e come era logico così fu. Da allora iniziarono le vessazioni e Afrodite sparse la voce che il guscio della poveretta aveva proprietà afrodisiache. Minerva affermò che il brodo di tartaruga stimolava l’intelletto e alcune facoltà paranormali, Atena asserì che la zampetta proteggeva dal malocchio. Le tartarughe, o almeno quelle rimaste abbandonarono il monte Olimpo e si rifugiarono sulla terra, in luoghi solitari, su spiagge deserte. Qui rifondarono le prime colonie, mantenendo inalterato l’antico orgoglio e tramandando di generazione in generazione l’originale inno: “Tartaruga è qualcosa che più ce né, meglio è, è una amica che ti tiene compagnia, che non muore anche se te ne vai via, è un silenzio che può diventare musica, una musica tutta dedicata a te” …